Imprenditoria femminile in Piemonte: oltre 93mila imprese guidate da donne
Economia
8 Marzo 2026
ore
10:05 Logo Newsguard
Il report

Imprenditoria femminile in Piemonte: oltre 93mila imprese guidate da donne

Confartigianato: le donne sono il 22% degli imprenditori artigiani. Origlia: «Servono politiche accessibili e strumenti concreti di conciliazione»

TORINO – In Piemonte le donne rappresentano una componente strutturale dell’artigianato e dell’economia reale. Al 31 dicembre 2025 le imprese femminili registrate sono 93.489, di cui 19.735 artigiane (21,1%).

Le imprenditrici artigiane sono 30.584, pari al 22% del totale degli imprenditori artigiani, un’incidenza superiore alla media nazionale (21,9%). Nell’ultimo anno la contrazione femminile si è attestata a -0,8%, inferiore al calo complessivo delle imprese (-1,2%), segnale di una maggiore capacità di tenuta in una fase economica complessa. Il Piemonte è la quarta regione italiana per numero di donne con cariche nelle imprese artigiane, dopo Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna.

Il 55,7% delle imprenditrici ricopre il ruolo di titolare, il 20,6% è amministratore e il 20% è socia. Oltre il 50% delle imprese ha tra 1 e 9 addetti, confermando una forte radicazione territoriale. I settori di attività evidenziano il ruolo strategico delle donne: 49,1% nei servizi alla persona, 26,4% nel manifatturiero, 14,6% nei servizi alle imprese e 10,1% nelle costruzioni.

Burocrazia, conciliazione e credito

Tra gli ostacoli principali emergono la burocrazia (54,5%), la difficoltà di conciliare lavoro e vita privata (53,4%) e l’accesso al credito (41,7%). Il 27,1% segnala inoltre la mancanza di tempo per formazione e aggiornamento.

«Non basta stanziare risorse, serve renderle accessibili e realmente utilizzabili dalle micro e piccole imprese», sottolinea Sara Origlia, presidente del Movimento Donne di Confartigianato Imprese Piemonte.

Origlia richiama l’attenzione sulla necessità di politiche strutturali. «Il sostegno all’imprenditoria femminile non deve essere una misura una tantum. Ma una scelta di sviluppo economico. La conciliazione resta uno dei principali ostacoli alla competitività».

Tra le proposte, il rafforzamento del welfare per famiglie e giovani e la detraibilità delle spese sostenute per servizi di cura, per favorire un reale equilibrio tra vita e lavoro.

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