“La Voce della Brughiera” come le sorelle Bronte hanno cambiato il corso del romanzo
Patrizia Ferrando
Cultura & Spettacoli
Marzia Persi  
29 Marzo 2026
ore
10:15 Logo Newsguard
A Serravalle Scrivia

“La Voce della Brughiera” come le sorelle Bronte hanno cambiato il corso del romanzo

Incontro letterario martedì 31 marzo, alle 17, in biblioteca, con Patrizia Ferrando

SERRAVALLE SCRIVIA – Un viaggio nel cuore più selvaggio della letteratura inglese, tra eriche battute dal vento e solitudini creative che hanno cambiato per sempre il romanzo occidentale, questo il tema che verrà affrontato martedì 31 marzo, alle 17, in biblioteca a Serravalle. L’incontro dal titolo “La Voce della Brughiera. Solitudini e scritture nella famiglia Brontë”, sarà tenuto da Patrizia Ferrando e dal direttore della biblioteca Marcus Risso.

L’incontro, che si inserisce nel ciclo di iniziative culturali promosse dalla biblioteca, condurrà il pubblico nel mondo delle sorelle Brontë, tra biografia e immaginazione, esplorando il legame profondo tra isolamento, paesaggio e creazione artistica.

A partire dalle suggestioni delle brughiere dello Yorkshire e dalla vita nella canonica di Haworth, Ferrando e Risso ricostruiranno l’universo letterario e umano di Charlotte, Emily e Anne, protagoniste di uno dei sodalizi più intensi della storia della letteratura.

Tutto nasce nello Yorkshire

Nel cuore selvaggio dello Yorkshire, dove il vento fustiga la pietra e l’erica sussurra o grida come un mare purpureo e inquieto, sorge la canonica di Haworth. Qui, in un isolamento intriso di torba e pioggia, si è consumato uno degli accadimenti più densi della letteratura occidentale: il sodalizio spirituale delle sorelle Brontë.

La biografia dei Brontë non è una cronaca di eventi, ma un’evocazione di atmosfere. Orfane di madre in tenera età, sorvegliate dalla figura austera del padre Patrick e segnate dalla perdita precoce delle sorelle maggiori, Charlotte, Emily e Anne hanno trasformato la solitudine in un laboratorio alchemico.

“Le sorelle Brontë scrivevano di un mondo che non avevano visto, ma che avevano sentito nel profondo dei loro polmoni, respirando l’aria tagliente delle brughiere”: Virginia Woolf, nel suo saggio “Una stanza tutta per sé” e nelle sue riflessioni critiche, colse con precisione chirurgica la natura di questo genio. La Woolf vedeva in Emily, in particolare, una forza elementale, capace di liberare la narrativa dalle catene del quotidiano per elevarla a mito.

Secondo la Woolf, la grandezza delle Brontë risiedeva nella capacità di infondere nei loro personaggi un’intensità che travalicava le restrizioni vittoriane. Se Charlotte era la voce del desiderio represso che reclama dignità, Emily era lo spirito della brughiera stessa, una creatura che, pur vivendo tra quattro mura, non smise mai di appartenere all’infinito.

I testi nati tra le nebbie di Haworth hanno agito come detonatori culturali, cambiando per sempre il corso del romanzo.

Tra le mura di granito della canonica, il silenzio non era mai assenza di suono, ma un ribollire di voci interiori. Le sorelle Brontë — Charlotte, Emily e Anne — e, più in ombra, il misterioso fratello Branwell, hanno edificato un universo letterario dove la poesia e il romanzo non sono generi separati, ma vasi comunicanti di un’unica, febbrile urgenza espressiva.

 

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