Vendemmia 2026, nell’Acquese si parte con dieci giorni d’anticipo
Economia
30 Luglio 2026
ore
17:34 Logo Newsguard
L'allarme

Vendemmia 2026, nell’Acquese si parte con dieci giorni d’anticipo

Le temperature record anticipano l'inizio della vendemmia in provincia di Alessandria. Coldiretti: qualità promettente ma restano le incognite legate alla siccità, ai costi di produzione e alla carenza di manodopera

ALESSANDRIA – Il grande caldo anticipa la vendemmia 2026 in provincia di Alessandria. I primi grappoli di Moscato saranno raccolti nell’Acquese già nei primi giorni di agosto, con un anticipo di circa dieci giorni rispetto alla tradizione. Le elevate temperature e la scarsità di precipitazioni hanno infatti accelerato la maturazione delle uve, mentre resta alta l’attenzione per gli effetti dello stress idrico sulle rese. A fare il punto è Coldiretti Alessandria, che evidenzia come il cambiamento climatico stia modificando in modo sempre più evidente il calendario della raccolta.

«Quest’anno è difficile fare previsioni quantitative – spiega il presidente di Coldiretti Alessandria, Mauro Bianco –. La vendemmia si svilupperà nell’arco di quasi due mesi e rappresenterà una vera sfida enologica. Le temperature record stanno aumentando la concentrazione zuccherina delle uve, mentre la siccità potrebbe influire sulle rese».

Sul fronte fitosanitario, secondo l’associazione agricola, il rischio di peronospora appare al momento contenuto grazie al monitoraggio dei tecnici. Rimane invece elevata la preoccupazione per il Mal dell’esca e per la diffusione della Flavescenza dorata, segnalata in aumento sul territorio provinciale.

Dodici Doc e sette Docg per la provincia

La provincia di Alessandria conta 12 Denominazioni di origine controllata (Doc) e 7 Docg, con circa 2.500 aziende vitivinicole e oltre 12 mila ettari di vigneti. Dopo il Moscato e il Brachetto sarà la volta delle uve base spumante, dei vitigni Pinot e Chardonnay destinati all’Alta Langa. A fine agosto inizierà la raccolta di Cortese e Timorasso, seguita da Dolcetto, Nebbiolo, Grignolino e Barbera.

Accanto alle incognite climatiche, il comparto continua a fare i conti con difficoltà economiche e organizzative. «Il settore – sottolinea il direttore di Coldiretti Alessandria, Elio Gasco – è gravato dalla burocrazia e dall’aumento dei costi di produzione legato alle tensioni geopolitiche. E, anche, dai cambiamenti nelle abitudini di consumo. Occorre semplificare gli adempimenti, consolidare i mercati esistenti e aprirsi a nuove opportunità. Raccontando il vino anche alle giovani generazioni».

Secondo Coldiretti, la burocrazia costa ogni anno 1,6 miliardi di euro alle imprese agricole. A pesare sono anche l’aumento dei costi energetici e delle materie prime, aggravati dalle tensioni internazionali, oltre al rallentamento dell’export. Nei primi quattro mesi del 2026 le esportazioni di vino sono diminuite del 7% in valore, con un calo del 15% sul mercato statunitense, influenzato anche dai dazi.

La sfida della manodopera

Tra le criticità resta anche la difficoltà nel reperire manodopera specializzata per la vendemmia. Nonostante i progressi ottenuti sul fronte dei flussi di lavoratori e delle misure per affrontare il caldo, molte aziende continuano a segnalare una carenza di personale qualificato.

Il vino resta comunque uno dei comparti trainanti dell’agroalimentare italiano, con 241 mila imprese viticole, un fatturato di circa 14 miliardi di euro e una produzione fortemente orientata alla qualità. Questo, fino a oggi, grazie a un patrimonio di vitigni e denominazioni unico nel panorama internazionale.

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