Domenica 22 Maggio 2022

il confronto

Peste suina, gli esperti: «Norme controproducenti, danni al turismo»

Dalla val Borbera ancora proteste. Intanto il Parco del Beigua si schiera contro l'ordinanza: «La rispetteremo, ma è sbagliata»

cinghiali-in-città

VAL BORBERA — Se appassionati di escursionismo, di mountain bike e di equitazione sono rimasti basiti dall’ordinanza ministeriale con cui queste attività vengono vietate a causa della peste suina africana, il problema è serio soprattutto per le attività economiche coinvolte dal «lockdown insensato», come l’ha definito ieri il presidente dell’associazione albergatori e ristoratori della val Borbera, Michele Negruzzo.

 

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A nome del settore enoturistico protesta Gianluigi Mignacco, titolare di un’azienda agricola e di un agriturismo a Cantalupo Ligure: «Nel 2017 a causa di una devastante gelata abbiamo perso più di 100 quintali d’uva e 3 mila piante. I danni da cinghiali non si contano: solo la scorsa vendemmia si sono portati via il 30 per cento del raccolto. E non abbiamo avuto nessun tipo di aiuto, nemmeno durante il lockdown. E ora arriva questa ordinanza priva di fondamento scientifico che fa calare in una nuova “zona rossa” tutto il nostro territorio…», conclude Mignacco, che tra l’altro è un ultra maratoneta appassionato di trail running ed è solito frequentare i sentieri della val Borbera.

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Peste suina: «Ordinanza controproducente»

Che l’ordinanza non si basi su considerazioni solide lo pensano anche gli esperti del Beigua, il parco regionale della Liguria: «Gli animali selvatici (volpi, tassi, lupi, corvi) si spostano, soprattutto i lupi che possono percorrere centinaia di chilometri dopo aver mangiato una carcassa. Anche senza la presenza dell’uomo nei boschi, il virus è destinato a espandersi. Anzi forse lo farà in maniera ancor più incontrollata, venendo a mancare quel controllo che i fruitori dei boschi fanno, poiché carabinieri forestali e servizi veterinari sono altamente sotto organico e non riescono a trovare tempestivamente le carcasse».

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Secondo gli esperti del parco, «l’azione più efficace da mettere in campo è aumentare il livello di sicurezza negli allevamenti. Ci sono 30 mila persone che lavorano nel comparto suinicolo in Lombardia ed Emilia e vanno tutelate. Di questa tutela però non devono pagarne il prezzo le professioni, le attività e le aziende legate al turismo. L’ordinanza non sortirà gli effetti sperati, perché volpi e lupi non rispettano le ordinanze e i boschi abbandonati dal monitoraggio dell’uomo rischiano di prolungare e allargare l’emergenza».

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