Giovedì 30 Giugno 2022

novi ligure

Rifiuti, passa all'unanimità la mozione-accusa di Dem e M5s

Approvato dal consiglio comunale di Novi Ligure il documento dell'opposizione

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NOVI LIGURE — L’altro ieri il consiglio comunale di Novi Ligure ha approvato all’unanimità una mozione presentata da Democratici e Movimento 5 Stelle, a proposito della gestione dei rifiuti. Un fatto non secondario, visto che il documento è un atto d’accusa dell’opposizione verso l’amministrazione comunale, imputata di aver portato avanti con estrema lentezza la messa a regime del nuovo sistema di raccolta “porta a porta” dei rifiuti, nonostante gli ottimi risultati che avrebbe fatto registrare altrove.

Sul tavolo c’è anche l’ipotesi di un termovalorizzatore dei rifiuti, a cui Dem e Cinque Stelle sono contrari. Hanno scritto nella mozione: «La giunta deve astenersi dal compiere atti che impegnino l’amministrazione comunale nel progetto di un inceneritore, quanto meno fino all’approvazione del nuovo piano regionale sui rifiuti» (che però è atteso nel giro di qualche settimana).

I consiglieri di opposizione hanno chiesto di avere informazioni puntuali rispetto allo stato di attuazione della raccolta differenziata in città e di promuovere incontri informativi e campagne di sensibilizzazione verso i cittadini.

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Dem e M5s hanno anche sottolineato la situazione di incertezza rispetto alla legittimità delle tariffe relative alla raccolta rifiuti approvate dal Comune di Novi. «Nonostante l’interpellanza presentata nel novembre 2021 e gli impegni presi dalla giunta, non è stata ancora fornita una risposta al quesito sulla tassa rifiuti», scrivono i consiglieri. Tra il Piano economico finanziario della Tari approvato dal Comune e quello del Csr, il Consorzio di bacino per i rifiuti, ci sarebbe infatti uno scostamento notevole (tra i 600 mila e gli 1,3 milioni di euro) e l’opposizione vuole sapere il perché. «Sulla legittimità delle tariffe va fatta chiarezza prima della presentazione del bilancio di previsione 2022», hanno detto i Democratici.

La risposta è arrivata ieri, durante una riunione della commissione Bilancio. Un esperto della materia, ingaggiato dal Comune, ha chiarito che lo scostamento è presente, ma è minimo (una decina di migliaia di euro) e deriva dalla confusione legislativa creata dal sovrapporsi delle normative nazionali, di quelle emergenziali per il Covid e di quelle relative ad Arera, l’Authority per i servizi pubblici. Quali norme debbano applicarsi ancora non è chiaro e il clima di incertezza accompagnerà gli enti locali probabilmente per tutto il 2022.

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