Iconografia del lavoro, Luzzani la illustra all’Unitre di Novi
Il mondo del lavoro nell'arte, a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento: Ermanno Luzzani ne parla a Novi Ligure
NOVI LIGURE — Il mondo del lavoro nell’arte, a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento: oggi pomeriggio a Novi Ligure Ermanno Luzzani si occuperà dell’iconografia del lavoro.
Artista, grafico e studioso d’arte, Luzzani parteciperà oggi, martedì 5 dicembre alle 15.30, alla conferenza organizzata alla biblioteca civica di via Marconi 66 dall’Unitre di Novi insieme all’Accademia Urbense di Ovada.
Sei i maestri scelti per aver rappresentato il mondo del lavoro, evolvendo con lo sguardo artistico del Novecento la tradizione classica: Giacomo Balla, Amedeo Modigliani, Umberto Boccioni, Felice Carena, Ferruccio Ferrazzi, Ubaldo Oppi, dalla quale prese slancio e sostanza la migliore produzione pittorica italiana della prima metà secolo scorso.
Chi è Ermanno Luzzani
Ermanno Luzzani si diploma alla Scuola d’arte del Castello Sforzesco di Milano. Inizia un’intensa attività espositiva ottenendo successi e premi in concorsi artistici. Collaboratore, negli anni Ottanta, della rivista Arte+Arte. Oggi è vicepresidente dell’Accademia Urbense in Ovada.
Ermanno Luzzani
Iconografia del lavoro, il dipinto di Tommasi
Il dipinto di Adolfo Tommasi “Allegoria del lavoro” scelto per il manifesto della conferenza di oggi rappresenta l’operaio in senso universale. Il suo fisico è nudo e richiama la classicità con un riferimento al dio Vulcano, che secondo il mito classico governava il fuoco. Inoltre, la nudità del busto mette in evidenza la forza fisica del giovane operaio, esaltandola e celebrandola come una qualità eroica.
L’immagine creata da Tommasi trasforma così il lavoratore dell’industria in un eroe moderno, dotato di forza tale da poter piegare il metallo. Il meccanismo propagandistico, vicino alla tecnica dei media pubblicitari, celebra l’impegno e la dedizione del proletariato urbano alla causa del lavoro nella fabbrica. Infatti, l’operaio è rappresentato in primo piano, come assoluto protagonista, mentre la fabbrica è relegata nello sfondo. Come altre opere che si realizzeranno più avanti nel tempo, questo dipinto contribuì a creare il mito del lavoro moderno e del progresso tecnologico.